Una delle tante ipotesi è l'idrogeno che però è un gas estremamente leggero, sfuggente, si infiltra nei metalli, e con una densità energetica minima, per usarlo è necessario comprimerlo con tutti i problemi energetici e di sicurezza che ciò comporta.
Olah è convinto che la soluzione ottimale sia il metanolo. Il metanolo è un liquido, è un alcool tra i più semplici dal punto di vista chimico.
L'idea è quella di produrre metanolo partendo dall'acqua e anidride carbonica. Sfruttando un energia rinnovabile/pulita (solere, eolico, ecc) si prenderebbe l'idrogeno dall'acqua da miscelare poi con l'anidride carbonica ottenendo così metanolo.
Si intuisce, anche a colpo d'occhio, che c'è una trasformazione in più e quindi una perdita di efficienza rispetto all'utilizzo diretto dell'idrogeno, ma si eliminerebbero tutti i problemi dedicati allo stoccaggio, trasporto, distribuzione: il metanolo si può tranquillamente gestire nello stesso modo in cui noi usiamo oggi la benzina (esattamente come fanno in Brasile dagli anni 70).
L'altro grande vantaggio è l'uso dell'anidride carbonica (CO2) che è uno dei principali problemi ambientali/climatici. Si potrebbe usare l'anidride carbonica presente nei fumi di scarico delle centrali elettriche, o quella estratta insieme al metano o in futuro direttamente dall'aria.
Il metanolo potrebbe essere prodotto anche direttamente dalle piante, che già provvedono ad assorbire CO2, ma per saziare la nostra fame di energia, secondo Olah, dovremmo radere al suolo tutte le foreste per utilizzare il suolo con piante tipo switchgrass.
Iniziamo subito a dividere questi contributi in due categorie: ci sono quelli effettivamente truffaldini che propagandano l'idrogeno come una nuova fonte di energia, e quelli più seri che chiamano l'idrogeno con il nome corretto, e cioè con quello di vettore energetico, cioè mezzo per immagazzinare e trasportare l'energia. È interessante osservare che alla confusione tra fonti e vettori contribuiscono anche fonti al di sopra di ogni sospetto: ad esempio, nel documento tecnico allegato al "Libro verde sull'energia" della Commissione Europea, cioè in un documento di primaria importanza per i legislatori e chiunque si occupi di politiche energetiche, è presente una figura che mostra in forma schematica un presunta "decarbonizzazione" dell'economia, con un progressivo passaggio dal carbone al petrolio al metano e, in futuro, all'idrogeno. Questa figura è chiaramente fuorviante, in quanto accomuna l'idrogeno, che non è una fonte di energia, a tre fonti di energia. Si potrà obiettare che nel testo le cose sono messe bene in chiaro... ma non bisogna mai sottovalutare la potenza delle immagini nel comunicare un messaggio.
Vediamo di chiarire le cose. L'idrogeno non è una fonte di energia, in quanto non è disponibile in natura. È viceversa un vettore energetico, in quanto è possibile produrlo usando altre fonti di energia, immagazzinando in esso tale energia, che può così essere portata in giro e successivamente recuperata. Questo recupero può avvenire semplicemente bruciando l'idrogeno, nel qual caso l'energia immagazzinata assume la forma di calore, oppure per mezzo delle cosiddette celle a combustibile, le quali convertono tale energia in elettricità. In entrambi i casi si ha un processo "pulito", nel senso che da un punto di vista chimico l'idrogeno reagisce con l'ossigeno, e il risultato è acqua. Niente gas inquinanti, niente polveri, e quindi tutti a gridare al miracolo di questo combustibile pulito che potrebbe, usato nelle automobili, liberare le nostre città dallo smog.
Ma come si produce l'idrogeno? Oggi viene quasi totalmente prodotto attraverso il cosiddetto "reforming" di idrocarburi, cioè attraverso un opportuno processo che usa come fonte di energia metano oppure derivati del petrolio. In questo processo si produce, ovviamente, anidride carbonica, che come sappiamo è all'origine dell'effetto serra. Quindi, se oggi magicamente iniziassimo tutti ad usare automobili ad idrogeno, respireremmo aria più pulita, ma non avremmo fatto nulla per risolvere la grande crisi ambientale di inizio millennio, quella del riscaldamento globale. Anzi, se usassimo l'idrogeno bruciandolo in un motore a scoppio, avremmo fatto danni, perché complessivamente consumeremmo più petrolio o metano di prima. I consumi sarebbero invece circa gli stessi (volendo essere generosi) se le nostre auto fossero equipaggiate con celle a combustibile, ma anche in questo caso di vantaggi per il nostro pianeta non ce ne sarebbero.
A questa obiezione viene solitamente risposto che nella futura economia dell'idrogeno il prezioso gas verrà prodotto per elettrolisi, cioè usando energia elettrica per scindere l'acqua, e che questa energia elettrica verrà prodotta da fonti rinnovabili (solare, eolico, ecc.). Una prospettiva entusiasmante! Indubbiamente tutti (o quasi) auspichiamo che in un futuro le fonti rinnovabili forniscano tutta l'energia di cui necessita la nostra società. Tuttavia, volendo essere realistici, anche in uno scenario di forte sviluppo di tali fonti una certa frazione di energia verrà comunque prodotta bruciando combustibili fossili, come facciamo oggi. Ed ecco la sorpresa: facendo due calcoli si scopre che, data una certa quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, è energeticamente più vantaggioso usarla per far funzionare frigoriferi e lavatrici e usare il petrolio o il metano così risparmiati per far andare le automobili che non usarla per produrre idrogeno che faccia muovere fantomatiche auto a idrogeno. E questo anche senza contare il massiccio investimento in termini di infrastrutture (e di energia necessaria per costruirle) che la creazione di un'economia basata sull'idrogeno richiederebbe, né i rischi insiti nell'uso di un gas altamente infiammabile ed esplosivo quale l'idrogeno è.
